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Gen 1022

Body scanner: oscurati i volti per rispettare la privacy

Pubblicato da Federico Guerrini alle 14:37 in Tecnologia


face-recognition-image-4.jpgVolto oscurato e cancellazione immediata delle immagini.

Sono le misure che l'Enac, l'Ente Nazionale per l'aviazione civile intende prendere per evitare che il rafforzamento delle misure di controllo negli aeroporti con gli scanner a infrarossi o a onde millimetriche, si traduca in un'ulteriore diminuzione della privacy dei cittadini, che comunque resteranno praticamente "nudi" nel visore della macchina di controllo, per essere ben sicuri che non nascondano armi di nessun genere. 

Ma perché è così importante che i volti siano oscurati? Be', per esempio, uno dei motivi potrebbe essere i grandi passi avanti fatto dalle tecnologie di riconoscimento facciale.

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Set 0710

Sicurezza informatica e privacy

Pubblicato da Cosimo Calabrese alle 08:26 in Tecnologia


   Sophos società con sede a Milano e presente in molte nazioni tra cui Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Francia e Germania, tra le più importanti realtà a livello nazionale e mondiale nel settore della sicurezza informatica, ha redatto di recente un interessante “Rapporto sulla sicurezza informatica”.

Nell'analisi svolta su un campione di un milione di pagine web, gli esperti  hanno riscontrato che il 28,8% dei siti ospitava malware. Un ulteriore 28,0% presentava contenuti destinati agli adulti; nella maggior parte dei casi si trattava di siti pornografici o per il gioco d’azzardo.

Il 19,4% della pagine web bloccate era costituito da pagine create dagli spammer, mentre nel 4,3% dei casi i siti presi in esame sono stati classificati come illegali perché legati alla vendita di software pirata o a truffe on line (phishing).

Il rapporto sottolinea come i siti web non protetti divengono, loro malgrado, veicoli di infezione per il computer e la rete aziendale. Di tutti i siti web contenenti malware analizzati, solo il 20% era stato progettato specificamente per scopi illeciti; il restante 80% era costituito, infatti, da siti legittimi controllati dagli hacker.

Per infettare facilmente e rapidamente un elevato numero di siti web – affermano gli esperti di Sophos - , è sufficiente in molti casi che gli hacker manomettano un singolo file su un server web. Se il file fa parte di diversi siti web non correlati tra loro, ma ospitati su uno stesso server controllato dagli hacker, questi sono in grado di attaccare contemporaneamente un’enorme quantità di siti web.

La tipologia di server maggiormente colpiti dalle minacce via web a livello globale nel primo semestre 2007 è risultata Apache.

Se vuoi leggere il rapporto

Ago 07 2

Privacy e sicurezza per l'home banking

Pubblicato da Cosimo Calabrese alle 14:46 in Tecnologia


Cooperazione e scambio di dati tra banche ed istituzioni per migliorare la sicurezza e privacy degli sportelli bancari virtuali e della pubblica amministrazione e fare fronte alle sempre nuove ed aggressive minacce informatiche.

E’ questo uno degli obiettivi del Protocollo di Intesa per una cooperazione nell’area della sicurezza informatica per la pubblica amministrazione e le banche, siglato nei giorni scorsi tra CNIPA - Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, ABI Lab - Consorzio per la Ricerca e lo Sviluppo delle Tecnologie per la Banca promosso dall’ABI e CIPA - Convenzione Interbancaria per i Problemi dell’Automazione.

L’accordo prevede la creazione di una Task Force tecnologica per prevenire le minacce informatiche e rendere più sicuro il dialogo via internet tra banche e clienti. In base all’accordo, i firmatari promuoveranno attività congiunte in materia di sicurezza informatica, scambieranno tempestivamente informazioni su possibili minacce informatiche rilevate nei rispettivi ambiti di operatività e condivideranno esperienze e soluzioni sul fronte della prevenzione e della protezione.

E’ prevista, inoltre, la realizzazione di iniziative congiunte di sensibilizzazione sui temi della protezione informatica, rivolte sia al sistema bancario sia alla pubblica amministrazione.

Mag 07 7

PET, ossia Privacy Enhancing Technologies

Pubblicato da Cosimo Calabrese alle 20:05 in Tecnologia


PET sta per Privacy Enhancing Technologies - tecnologie per il miglioramento della privacy.

Al riguardo, la Commissione europea promuove lo sviluppo di tutte quelle tecnologie di rafforzamento della tutela della vita privata (PET) per la prevenzione dei rischi derivanti da un uso fraudolento dei dati personali.

Suddetta Commissione ritiene che: “L'uso delle PET può contribuire all'ideazione di sistemi e servizi di informazione e comunicazione che permettono di ridurre al minimo la raccolta e l'uso di dati personali e di favorire il rispetto delle norme sulla protezione dei dati. L'uso delle tecnologie PET dovrebbe consentire di contrastare i furti di identità, le frodi e la profilazione discriminatoria”.

Il vicepresidente Frattini, commissario responsabile per la giustizia, la libertà e la sicurezza, ha affermato: " Per garantire che le infrazioni delle norme sulla protezione dei dati e le violazioni dei diritti individuali siano non solo vietate e passibili di sanzioni ma anche tecnicamente più difficili da attuare, la Commissione propone una serie di azioni volte a dare impulso allo sviluppo e alla promozione delle tecnologie di rafforzamento della tutela della vita privata."

"I servizi on line – a parere del Commissario europeo Viviane Reding - garantiscono considerevoli facilitazioni e vantaggi ai cittadini nonché eccezionali vantaggi in termini di competitività alle aziende europee. Tuttavia, perché tali servizi possano registrare una crescita su grande scala, e così rafforzare l'economia dell'Europa, è necessario che gli utenti siano ragionevolmente persuasi che la loro vita privata e gli interessi legittimi delle imprese sono adeguatamente tutela”.

Una sorta di compromesso, quindi, tra interessi economici e tutela dei cittadini…il più possibile ragionevole!

Nei prossimi articoli analizzeremo più da vicino le singole tipologie di PET.

Mar 0726

Udienza virtuale

Pubblicato da Cosimo Calabrese alle 14:25 in Tecnologia


 Da tempo si discute della possibilità di svolgere udienze non più nelle aule giudiziarie ma a distanza, grazie ad un collegamento via web.
Per alcuni più di una eventualità si tratta ormai di una necessità, peraltro già sperimentata con successo in varie nazioni.
Sul tema si è pronunciato di recente Francesco Saverio Mario Mannino del Consiglio Superiore della Magistratura, scettico rispetto a questa soluzione.
Sull’udienza virtuale bisogna riflettere, dice il magistrato. Il problema è garantire la sicurezza e la privacy; è semplice fare un collegamento via web, ma ci sono dei rischi, perché non stiamo giocando. Immaginiamo che potrebbe succedere in caso di intrusione da parte di un non autorizzato.
Nell’udienza virtuale teoricamente il cittadino non va neanche davanti al giudice. Non credo che possa portare un valido apporto a risolvere il problema della lentezza della giustizia. Ci sono questioni locali, problemi legati ai rinvii e alla mancanza di personale nell’assistenza del magistrato. Per quanto riguarda i magistrati e il gap culturale informatico – nella mia esperienza come referente informatico a Catania – ho incontrato grandissimo interesse e disponibilità. Noi già facciamo udienze virtuali con i collaboratori di giustizia da remoto, utilizzando collegamenti in videoconferenza. Certo le strutture non sono ancora molte. Anche nelle grandi sedi non ci sono più di tre, quattro aule - è il caso per esempio di Catania - attrezzate per collegamenti di questo genere.
Sicuramente si tratta di una opinione autorevole, che giustamente evidenzia i possibili pericoli rispetto alla protezione delle informazioni dei cittadini.
Ma riteniamo si tratti di una scelta obbligata, dettata dalla realtà e dall’evoluzione tecnologica alla quale anche un ambito tanto radicato alle tradizioni come quello giudiziario dovrà adeguarsi.

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